Cosa succede se una nemica dei carboidrati prova Miscusi, il nuovo ristorante diMilano dedicato alla pasta - Il Milanese Imbruttito

Cosa succede se una nemica dei carboidrati prova Miscusi, il nuovo ristorante diMilano dedicato alla pasta

Il mio rapporto con la pasta è sempre stato molto conflittuale. Un po’ come con gli shorts, ma questa è un’altra storia. La digressione è d’obbligo per spiegare il mio essere «nemica dei carboidrati», una specie di posizionamento che affonda le sue radici nella mia infanzia di bambina… beh, decisamente non magra nel senso stretto del termine, e di adolescente che ha dovuto fare i conti con una mamma bellissima e (sigh!) in formissima nella sua taglia 38 e nel suo fisico nervosamente scattante e asciutto. Il fatto di essere una buona forchetta ha contribuito a far sì che la mia adorata genitrice costellasse di ammonimenti a fin di bene – «No Marianna, la pasta l’hai già mangiata ieri», «Ancora? Guarda che poi ingrassi e ti lamenti», «Basta con tutto quel pane!» – e di occhiate non proprio lusinghiere pranzi e cene in cui il mio desiderio di farinacei prendeva il sopravvento, relegandoli così alla categoria di cibi off-limits, pena una perenne sensazione di gonfiore e adipe localizzato nel giro-coscia.

Crescendo, mi sono quindi trasformata in una di quelle noiosissime persone che considera la pasta una specie di strappo alla regola da inserire di rado in una dieta libera dal carboidrato-killer, un peccato di gola da concedersi (molto) saltuariamente che, quando viene assecondato, costringe a un’immediata penitenza nei giorni successivi, a suon di proteine, insalate e camminate (figurate e non) sui ceci. Eppure a quanto pare non sono l’unica ad avere questa visione un po’ deviata, perché insomma, parliamoci chiaro: provate a domandare a una qualsiasi donna che vuole perdere qualche chilo cos’ha deciso di eliminare dalla sua routine alimentare… nel 90% dei casi vi risponderà – con una faccia tra l’orgoglioso e l’umiliato – «Eh tesoro, i carboidrati».

È quindi con questo pesante bagaglio da Pol Pot del nutrizionismo che, insieme a tre amici, una sera mi reco da Miscusi, nuovo ristorante in zona Piazza Cinque Giornate aMilano, che fa della pasta il suo unico e principale cavallo di battaglia. C’è da dire che mi ero preparata a dovere, avendo nello stomaco soltanto un triste piatto di bresaola con pomodorini consumato a pranzo, senza manco una fetta di pane d’accompagnamento. I miei buoni propositi consistevano nell’assaggiare una portata, magari non finirla manco del tutto, salutare, ringraziare e andarmene a casa rigorosamente a piedi per cercare di smaltire la cena. Stacco.

Veniamo accolti in un grande locale, luminoso, caldo, con i mattoni a vista (esiste al mondo una persona che non ami i mattoni a vista? Io li renderei obbligatori ovunque), dove la scena è in parte dominata da uno splendido bancone dietro al quale fa bella mostra un pastificio a vista. Già, perché i ragazzi di Miscusi non si sono limitati a proporre un originale format ristorativo – aMilano se volete avere la certezza di mangiare un ottimo piatto di pasta fresca, cucinata con i sacri crismi, dove andate? – ma hanno osato di più, auto-producendo quotidianamente la farina integrale grazie a un mulino che macina artigianalmente il grano duro di Altamura al momento, affinché conservi proteine, vitamine, minerali e aminoacidi. Per i fanatici di Instagram, l’hashtag #homemade non hai mai avuto più ragione di esistere e di confluire nella lunga lista che fa da corredo a una foto rigorosamente #foodporn.

La formula è tanto semplice da essere geniale: tre tipi di pasta tra cui scegliere (paccheri, spaghetti e tagliatelle; in versione “normale”, integrale o senza farina di mais e riso), tra cui anche l’alternativa ripiena (ravioli, pansotti e tortelli), da abbinare a una serie di condimenti, tra cui spiccano il pesto fresco; la carbonara con guanciale nostrano; le cime di rapa, acciughe e mollica tostata; la bottarga al profumo di limone; la zucca con la verza per gli amici (ehm…) vegetariani. Occhio a non innamorarvi troppo, perché i sughi sono stagionali, e variano sia in base alla disponibilità e alla freschezza degli ingredienti, che ai feedback dei clienti… se però l’antifona è questa, mi sento di dire che le prossime creazioni non deluderanno affatto i nostri esigenti palati. Ciò che invece non cambia è il classico dei classici, il pomodoro ciliegino e basilico, da abbinare a un formaggio a scelta (sareste pazzi a non provare la burrata!), pesto tradizionale, mediterraneo, nduja oppure crema di pistacchio con l’aggiunta di croccante (pinoli, mandorle, pistacchio o noci).

Il servizio è di una rapidità disarmante: ordiniamo alla cassa, ci viene fornito un piccolo cercapersone che bippa quando l’ordine è pronto per essere ritirato al pass della cucina, e una volta chiamati ci armiamo di un tagliere adattato a vassoio, dove due spazi preformati consentono l’inserimento di piatto e bicchiere di vino, senza che questo corra il rischio di cadere. Noi, disattendendo in pieno le intenzioni iniziali, prendiamo un assaggio di spaghetti al pomodoro ciliegino a testa, dopodiché quattro diversi piatti di pasta perfettamente al dente, che vengono assaggiati a rotazione (la sharing economy è anche questa, d’altronde) tra sguardi entusiastici e versi di apprezzamento. Non contenti, alla fine vogliamo fare la prova del nove definitiva con la carbonara, divisa equamente in quattro: di fronte a una cottura che commuoverebbe chiunque e a un guanciale tenero e saporito come pochi, l’esame è passato a pieni voti. La nota dolente della ristorazione milanese, legata a doppio filo dai prezzi spesso impopolari, qui diventa piacevole: un piatto oscilla fra i 7 e 13 Euro; il calice di vino, scelto e versato personalmente, è di 3 Euro, mentre la bottiglia va dai 15 ai 20 Euro.

Vogliamo trovargli un piccolo difetto, a Miscusi? In totale onestà, quando il locale si riempie diventa un po’ rumoroso, rendendo difficile seguire le conversazioni da un capo all’altro del tavolo, ma, come sottolinea giustamente uno dei miei commensali, non sempre questo è un male, anzi.

Morale della favola, in barba ai miei più neri pronostici, a fine serata sono tornata a casa di ottimo umore, senza essere o sentirmi affatto gonfia nonostante i circa due piatti e mezzo di pasta che mi sono scofanata (ehi produzioni industriali, dico a voi!), consapevole di aver ingiustamente fatto di tutta l’erba un fascio e con un proponimento ulteriore per il 2017: riappacificarmi con i carboidrati – quelli buoni, per lo meno – reintroducendoli nella mia poco indulgente e fantasiosa routine alimentare.

Last but not least, a Miscusi lancio una sfida ancora più ostica: riuscirà la sua pasta 2.0 a vincere le reticenze della mia mamma-taglia-38-anti-farinaceo? Alle prossime cene l’ardua sentenza… a scopo cautelativo cercherò almeno di prenotare un tavolo durante un affollatissimo weekend, che non si sa mai.

Miscusi

Via Pompeo Litta, 6

Aperto tutti i giorni dalle 12:30 alle 15:30 e dalle 19:30 alle 23

www.miscusi.com

www.facebook.com/miscusi.it/

Marianna Tognini
Marianna Tognini

Bionda dalla nascita, romagnola d'origine e milanese d'adozione. Da sempre, imbruttita per scelta.

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