Il Rinascimento diMilano che mette in ombra la Città Eterna, ora più che mai - Il Milanese Imbruttito

Il Rinascimento diMilano che mette in ombra la Città Eterna, ora più che mai

Milano se la passa bene, lo dicono tutti. O meglio, senza generalizzare: lo dicono moltissimi, tutti quelli che hanno vissuto abbastanza stagioni nel capoluogo lombardo per poter affermare che ora come ora, le cose – tutte le cose – prendono una piega interessante, tanto da poter parlare di un vero e proprio Rinascimento meneghino.

La città è proiettata verso l’Europa, sotto molteplici punti di vista, che vanno dalla riqualificazione di aeree urbane come Porta Volta e la Darsena (ma ve lo ricordate com’era conciata fino 5 anni fa?), passando da iniziative sorprendenti e inclusive come l’apertura della Fondazione Feltrinelli, fino ad arrivare al nuovo avveniristico padiglione dell’ospedale San Raffaele, i cui lavori inizieranno tra pochi mesi. Tutti questi fattori, nelle scorse settimane, su molti media nazionali hanno riaperto un dibattito che dura (forse) da troppo tempo, quello riguardante la presunta rivalità tra Milano e Roma.

La verità è che questo paragone viene maggiormente sofferto da chi attualmente si trova in una posizione svantaggiata. Perché diciamoci la verità, la percezione concreta, al di là di scherzosi proclami, è quella che aMilano, di diventare la nuova capitale d’Italia, frega davvero poco o niente a nessuno. Altra verità è che, seppure non da un punto di vista pratico (e per pratico intendiamo Ministeri, burocrazia e carovana annessa), Milano è già simbolicamente la città più importante d’Italia. Un luogo dove l’economia, nonostante tutti i limiti che la situazione italiana impone, ha ripreso a funzionare.


Turisti e immondizia a Roma Credit immagine

Intendiamoci, non è il paese di Bengodi: è troppo facile, quando si parla di un momento d’oro, fare l’elenco delle cose che non funzionano. Come TUTTE le grandi metropoli del mondo, ci sono dinamiche di difficile gestione che vanno dall’inquinamento (a proposito: che schifo di aria c’è in ‘sti giorni?) al degrado nelle periferie; per non parlare della microcriminalità o dell’abusivismo.

La differenza vera è che qui, più che altrove, sembrano esserci le condizioni per poter risolvere le diverse criticità. E non si parla solo di politica: certo, a Roma lo stigma dei Palazzinari e del “Magna magna” è duro a morire. Durissimo. Ma pure da noi, negli anni, di gran porcate ne sono state fatte. La vera differenza è nello spirito della società civile, che non vive rassegnata nel proprio status quo, ma si mette in gioco per partecipare al miglioramento della città. Il diverso percorso degli ultimi anni, ha portato i milanesi a essere realmente orgogliosi del luogo in cui vivono, nonostante le sue ombre, mentre i romani sembrano condannati a una frustrazione totale simboleggiata da un pantano politico-sociale senza soluzione.

La rappresentazione più concreta di questa situazione è evidente anche da piccoli ma emblematici esempi, come l’albero di Natale di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane. A sollevare il paragone è stata un blog dal titolo piuttosto esplicito, “Roma fa schifo”, che ha duramente criticato gli addobbi natalizi della Capitale. Come può accontentarsi, una città che deve ambire a rappresentare un intero paese – paese celebre in tutto il mondo per l’arte, tra le altre cose – di 4 fili luminosi come misera decorazione del suo albero di Natale? Nessuno pretende numeri da Rockefeller Center, ma basta fare un giro a Londra o Parigi per capire che non è solo questione di immagine, ma anche di business: basti pensare che il suddetto albero, nella sua sconsolante bruttezza, è costato 15mila euro al Comune di Roma. Quello diMilano, al contrario, non ha sborsato un euro, e tutto questo grazie agli investimenti di aziende private che in cambio di un po’ di pubblicità si assumono ogni anno l’onore e l’onere di una spesa simile. Chiunque – ma soprattutto gli Imbruttiti che con il business hanno a che fare quotidianamente – ci sarebbe potuto arrivare.


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È da questo che bisogna partire per capire dove sta la differenza tra le due città, e la genesi di un’etichetta abusata ma comunque tangibile: Milano vive un periodo di Rinascimento.

Il Sole24 ore, il più importante quotidiano economico italiano, ha elencato i principali appuntamenti del 2017 meneghino: se fino a qualche anno fa tutto girava intorno alla Settimana della moda e al Salone del mobile, le cose sono ampiamente mutate: BookCity, PianoCity, il nuovo Festival del libro sottratto a Torino. E stiamo solo parlando della primavera ventura. C’è indubbiamente un fermento culturale che, come già detto, passa anche attraverso il coinvolgimento e l’entusiasmo della società civile, delle aziende e dei privati.

Se un Consiglio Imbruttito può essere dato alla Città Eterna – e sì ragazzi, diamoglielo ‘sto consiglio, chè se una squadra gioca bene in attacco, ne goda pure la difesa, e viceversa… e l’Italia è una squadra di calcio, o di basket, non certo un solitario tennista – è di non rassegnarsi e avere entusiasmo, senza quella piagneria da cui invece sembrano essere stati assuefatti. Molte iniziative, è evidente, nascono dall’intraprendenza e dalle suggestioni che arrivano dal basso, da chi quotidianamente vive pregi e difetti della città. Fate sentire la vostra voce in maniera costruttiva, non solo per le legittime lamentele. Vivete in una città decadente, ma non morta. Non siate voi a darle il colpo di grazia.

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Daniele Biaggi
Daniele Biaggi

Innamorato di Milano, quindi imbruttito per vocazione. Sogno un futuro bohèmien ma vivo una tormentata adolescenza tardiva. Perciò scrivo.

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