NoLo: nuova Brooklyn o riuscita operazione di marketing? Nel dubbio, siamo andati a scoprirlo - Il Milanese Imbruttito

NoLo: nuova Brooklyn o riuscita operazione di marketing? Nel dubbio, siamo andati a scoprirlo

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NoLo, acronimo di North of Loreto. Se ne parla già da qualche mese (solo per fare alcuni nomi: D Repubblica, il Corriere, Vice e anche noi dell’Imbruttito, che a febbraio avevamo dedicato a NoLo questo articolo).

Blogger e giornalisti l’hanno definita “la nuova Brooklyn diMilano”, Google Maps le ha conferito un’identità propria e ufficiale (la zona si estende tra la Stazione Centrale a ovest e via Padova a est), in molti sostengono si tratti di un’operazione di marketing per combattere un vissuto fatto di degrado, pericolo ed emarginazione. È per capire meglio chi ha ragione, che ho deciso di andarci di persona.

NoLo

Premessa più che onesta: mi aspettavo un quartiere dalla forte identità innovativa, marcatamente (ebbene sì) hipster.

La prima impressione che ho, passeggiando per via Oxilia, è invece quella di una zona ancora autentica. Incontro Monica, che insieme ad altri gestisce il Cinema Beltrade, conosciuto aMilano per la sua programmazione di qualità (film in lingua originale, aperitivi e proiezioni con dibattiti).

Cinema Beltrade NoLo

Le chiedo se NoLo sia veramente un quartiere in trasformazione ed in fermento: “Più che altro è un quartiere che la gente sta scoprendo ora, e che è sempre esistito. La differenza è che adesso ha un nome. I grafici dello studio La Tigre (coloro che hanno coniato il termine, ndr) li conosco, sono in gamba, ma forse non pensavano nemmeno che l’avrebbero battezzata per sempre“.

Perchè di un battesimo, ormai, si tratta.

NoLo Milano

Alla mia domanda se ci sia il rischio di una gentrificazione, Monica mi risponde “non credo, gli affitti sono ancora bassi, gli studenti hanno scelto questa zona già da qualche anno. Ci sono posti più fighetti ma anche tanti spazi di condivisione, in cui la gente lavora e produce. Spero che il Cinema Beltrade non sia visto come un posto fighetto!”. Le rispondo che forse un po’ lo è, ma più che altro a livello culturale. Lei sorride, non so se sia la risposta che cercava, ma ormai ho capito che imparerò a stare zitta in un’altra vita.

Passeggio tra un mix di culture e di lingue diverse; da una macchina scende una ragazza sudamericana, il ragazzo alla guida le urla “Te quiero mucho!”, lei risponde “No te escucho”. Io sorrido come se stessi vedendo una telenovela, poi cerco di ripigliarmi e proseguo.

NoLo Milano

Passo dal Panificio Storari, storico negozio attivo dal 1965, “come, ormai, storici sono i nostri clienti” mi dice la signora che ci lavora: “i giovani escono la mattina e tornano la sera. Tutti parlano di NoLo, ma qui da un punto di vista commerciale non c’è fermento, anzi!“.

Un discorso simile viene ripreso anche da un altro commerciante, il quale mi spiega come “c’è multiculturalità, c’è convivenza pacifica, gli extracomunitari qui sono integrati. È una zona tranquilla, si vive bene, ma ammetto che nel mio negozio di alimentari entrano solo gli italiani. E di italiani ce ne sono sempre meno”.

Un tema delicato che rischia di aprire dibattiti altrettanto delicati, ma NoLo è anche questo.

NoLo Milano via Padova

Passo di fianco ad un fruttivendolo, un kebabbaro e un ristorante peruviano; gli odori e i profumi sono molteplici, è un viaggio attraverso il Marocco e poi la Cina, dall’India fino al Sud America. Cambiano le vie e cambiano le lingue, in un mix che si rivela semplicemente normale, naturale.

Ho sempre più l’impressione di trovarmi in una zona autentica e (ancora) vera.

“Di fatto è sempicemente l’ex quartiere Greco tagliato a metà” mi raccontano da Bici&Radici, negozio di piante e di biciclette in piazza Morbegno (angolo via d’Apulia).

Bici e Radici NoLo

Un posto in cui entri, e in cui il tempo si ferma. “Credo che forse NoLo esista più sulla carta e sul web che nella realtà” – mi racconta il ragazzo che sta lavorando in negozio, mentre i proprietari stanno allestendo la Galleria Lanteri (via Venini, a pochi passi da lì) per festeggiare i 4 anni dello shop. “Noi non ci sentiamo NoLo; siamo qui, lavoriamo qui. E qui ci stiamo bene“.

Bici&Radici NoLo

Mi rendo conto che la reazione, a pelle, delle persone con cui parlo sia “ah già, tra le altre cose, ci chiamiamo anche NoLo”. O, forse, sarebbe più corretto dire “ci chiamano NoLo”.

Arrivo al Ghe Pensi M.I., considerato uno dei locali più fighetti del quartiere; sarà che pensavo ai posti veramente fighetti di Brera, ma è tutto molto easy, tranquillo e colorato.

Ghe Pensi Mi NoLo

Parlando con Paola e Denise, le ragazze che ci lavorano, scopro che è frequentato da habituè della zona, ed effettivamente entra una coppia che chiede “il solito”. A me, aMilano, una situazione simile non succedeva da tempo. (E quando provo a chiedere io “il solito”, mi sento rispodere “il solito cosa?”).

“Qui ci conosciamo tutti, ci credi che vado a fare la spesa qua dietro e a volte mi fermo ad ogni passo a salutare i vecchietti e le famiglie del quartiere?” mi racconta Denise.

Le chiedo se l’integrazione ci sia o venga solo raccontata; Denise mi risponde che “c’è eccome, guarda nel mio palazzo, mille etnie e siamo tutti tranquilli, io sono di Roma e non c’è paragone. Milano è avanti”. Talmente avanti che il proprietario ha deciso di aggiungere al nome del locale “M.I.” in onore del… Milanese Imbruttito!

Come se non bastasse, mi giro e trovo il nostro libro. Ok lo ammetto, un po’ mi sento a casa.

Paola e Denise mi consigliano la colazione da Mi Casa e il dopocena da Ci Vuole un Drink. Io avevo associato il quartiere alla Salumeria del Design, al Talent Garden e alle Pulci Pettinate, ma NoLo è anche tanto altro.

Mi ritrovo a provare quella sensazione di scoperta di un luogo, di posti che se non ti consigliano non troveresti mai, di gente del quartiere che spesso lavora sotto casa.

Ultima tappa: la Galleria Lanteri (via Venini n.85) per il compleanno di Bici&Radici.

Galleria Lanteri NoLo

Forse questo è il posto più hispter che abbia visto a NoLo: una galleria d’arte in un bellissimo cortile da scoprire. Anche in questo caso, però, oltre a designer e amici dei proprietari del negozio, trovo famiglie con i bambini ed abitanti del quartiere.

Niente di elitario, qui ci si incontra come se si fosse al bar.

Saluto NoLo felice di aver scoperto un angolo diMilano che ancora vive di vita propria, che ha una propria identità di quartiere a prescindere dal nome che le è stato affibbiato. È una zona che, forse, crea trend e attrae curiosi come me proprio per il suo essere ancora autentica.

È un quartiere che inevitabilmente cambierà, che forse si snaturerà, ma che di fatto verrà “illuminato” sempre di più. Si riuscirà a preservarne, almeno in parte, la sua autenticità?

Credit immagine di copertina

Valeria Di Terlizzi
Valeria Di Terlizzi

Nasco come Vale, poi divento LaVale. Rido troppo per essere radical, parlo troppo per essere snob. Imbruttita senza saperlo.

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