Milano è una città così sicura? - Il Milanese Imbruttito

Milano è una città così sicura?

Expo, terrorismo, emergenza casa: le dichiarazioni del Questore Savina

Milano è Milano, una metropoli con tante sfaccettature e con i suoi problemi. Il tema della sicurezza è molto importante, e lo sarà sempre più nei prossimi mesi.

savina

Abbiamo scambiato due parole e raccolto le dichiarazioni del Questore di Milano, il Dottor Luigi Savina, in merito ad alcuni temi caldi. L’Expo e la manifestazione antagonista; il terrorismo islamico, la paura e le misure di sicurezza; la fame di casa.

La preoccupano le notizie riguardo alla manifestazione No Global che si terrà durante i primi giorni dell’Expo? Come vi siete preparati?

“Abbiamo dato notizia della manifestazione No Global del primo maggio durante la conferenza stampa di fine anno, quella riservata alla stampa locale. L’abbiamo fatto augurandoci che il dissenso, il sale della democrazia, sia manifestato in modo civile. La tradizionale manifestazione per la festa dei lavoratori quest’anno diventa una tre giorni di protesta per raggruppare tutto l’universo antagonista, che non è d’accordo, che ritiene che l’Expo non sia un bene per il Paese, che anzi pensa sia una rovina. Io ovviamente non condivido questa opinione, non solo come Questore ma anche come cittadino, perché credo che si tratti di una grandissima opportunità. L’Expo è un evento che attirerà tra i 20 e i 24 milioni di persone, sarà rappresentato il 94 % dei Paesi del mondo, e l’argomento, “nutrire il Pianeta-energia per la vita” , è di primario interesse. Noi siamo preparati, a Milano si tengono molte manifestazioni importanti cui partecipano antagonisti provenienti anche da altri Paesi Europei, e ci auguriamo che questa volta il dissenso sia espresso nei canoni della legalità e che non si verifichino episodi violenti. “

Dopo i fatti di Parigi ci si chiede se l’Europa sia al sicuro dal terrorismo islamico. E Milano? La paura è giustificata? Di recente sono stati rinviati a giudizio proprio qui a Milano alcuni jihadisti reduci dalla Siria. Questo rappresenta un pericolo per il territorio?

“Prima di affrontare i casi particolari è necessario fare una considerazione di carattere generale. Questo Paese, nel recente passato, non ha subito attacchi di natura terroristica. Attentati ci sono stati alla metro di Londra, ai treni in Spagna, addirittura a New York, e adesso a Parigi, ma non qui. Questo significa che i servizi di intelligence, cioè chi deve analizzare queste situazioni, hanno lavorato in una certa maniera. Non dobbiamo abbassare la guardia, ma affrontare il pericolo con calma, dunque senza andare nel panico, con ponderazione e con i mezzi adeguati. Il fatto che siano stati rinviati a giudizio alcuni soggetti siriani qui a Milano si è verificato perché ad indagare è stata una nostra struttura investigativa, la DIGOS, che ha identificato queste persone, le ha intercettate, pedinate, e denunciate, e quindi adesso è la procura di qui che si avvia a dimostrare quali siano le responsabilità. Sul piano nazionale ed internazionale sono state elevate le misure di sicurezza non tanto alla luce dell’attentato di Parigi ma già da tempo prima, cioè da quando la coalizione internazionale ha iniziato i bombardamenti contro l’Isis.
Lo stesso è successo a Milano, una città importante, capoluogo della regione più popolosa d’Italia, la regione più industrializzata, un punto di riferimento non solo italiano ma anche europeo, la sede dell’Expo. Il lavoro contro questo tipo di pericolo si affronta giorno dopo giorno. Ad analizzare la situazione è una struttura centrale chiamata CASA (comitato di analisi strategica antiterrorismo) in cui si riuniscono tutte le forze dell’ordine, tutti i servizi di intelligence, e dove si vagliano le notizie che arrivano dalle polizie di tutto il mondo. La Questura si avvale di quelle informazioni e poi le rielabora per agire sul territorio, ad esempio nel caso di Expo ci saranno misure particolari, di prevenzione e di mantenimento della sicurezza. ”

Un problema di ordine pubblico molto discusso in città, soprattutto negli ultimi mesi, è l’emergenza case popolari. Effettivamente qualcosa è cambiato di recente? Sono aumentati gli sgomberi? Come si collega questo tema con quello della gestione dei flussi migratori?

Molte volte la stampa accende i riflettori su alcuni argomenti che la politica, da una parte o dall’altra, tenta di cavalcare. A Milano c’è il maggior numero di case popolari d’Italia, molte di queste case da alcuni anni vengono occupate da chi si trova senza casa, in questi casi noi facciamo una certa serie di sgomberi. Non c’è stato un cambiamento, gli sgomberi che facevamo l’altro giorno, o un anno fa, o due anni fa sono esattamente identici a quelli che vengono fatti ora. Solo che in un certo momento, a cavallo dell’autunno, da un lato una parte politica ha voluto giustamente migliorare la qualità della vita all’interno delle case popolari, dall’altro lato l’universo antagonista ha ritenuto di dover difendere alla sua maniera il diritto di chi occupa. Cosa dire, dire che a Milano c’è una fame di casa? Sì, ma anche che ci sono alcune migliaia di case libere che non vengono affittate, non vengono messe sul mercato, per un cortocircuito burocratico: vale a dire che l’ente pubblico che dovrebbero assegnare queste case deve seguire norme abitative ed edilizie troppo rigide e contorte, così tutto resta bloccato. Bisognerebbe ricorrere a delle nuove norme per superare, anche giuridicamente, questo empasse. Il problema della casa non dovrebbe essere un problema di ordine pubblico, perché è un problema normale in uno stato democratico. Per risolverlo bisogna migliorare i meccanismi burocratici.
È vero che la questione delle case popolari si è evoluta negli anni, ma la politica ha saltuariamente acceso i riflettori su questo argomento senza offrire soluzioni efficienti. Qualcosa è stato fatto, il comune ad esempio ha creato un ente locale ad hoc, staccandosi dall’ALER, un organo regionale, per essere più efficiente nella gestione del problema. Speriamo che questa innovazione serva a risolvere l’emergenza abitativa di questa città che è grave, perché ci sono case libere ed è onestamente assurdo che non siano assegnate a chi ne ha bisogno, a chi rispetta le regole, a chi ha fatto domanda, a chi ne ha diritto. Gli immigrati spesso arrivano qui da ultimi, hanno la necessità di abitare e si collocano nelle fasce più deboli della popolazione, insieme a molti italiani rovinati dalla crisi.
È chiaro: chi non sa dove andare, come dare un tetto alla propria famiglia, occupa, perché è il modo più rapido per risolvere un problema. Un sistema amministrativo più efficiente dovrebbe accelerare il processo e andare incontro a chi ha diritto alla casa, a chi fa regolarmente domanda, evitando ingiustizie e violenze inutili.

Cesare Granati
Cesare Granati

Libero professionista in prova, fa dentro e fuori Milano per business. Scrive su questo blog, che vi piaccia o meno

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