Racconti Imbruttiti: L’Urlo – di Cesare Granati - Il Milanese Imbruttito

Racconti Imbruttiti: L’Urlo – di Cesare Granati

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Il quinto capitolo de “L’Urlo”, il Racconto Imbruttito di Cesare Granati.

Capitolo 5 – Il Piacere

Tony non si era mai sentito così. Non aveva mai aperto gli occhi la mattina trovando davanti a sé una donna appena uscita dalla doccia, impegnata a scegliere tra una serie infinita di mutandine, gonne lunghe, gonne corte, magliette trasparenti, pantaloni attillati, gialli, bianchi, neri, “che vanno bene con tutto”, stivali, stivaletti, ballerine, braccialetti, collane, orecchini, rossetti, mascara, fondotinta, cipria, una serie infinita di oggetti decorativi, questo erano tutti alla stesso modo per Tony, di cui la sua donna poteva fare tranquillamente a meno perché nulla l’avrebbe potuta rendere ancora più bella. Impossibile, pensava Tony guardandola, eppure era affascinato dal gusto con il quale Agata sceglieva tutto quello che indossava. No, non si era mai sentito così, avrebbe fatto qualsiasi cosa perché quel sogno non finisse mai.

Dopo il loro primo incontro al night, lui era tornato da lei ogni sera. Si era via via fatto coraggio, fino a quando le aveva chiesto di uscire, per una cena, o anche solo per un caffè, per averla tutta per lui, senza dover fare la fila per cinque minuti di carezze, e dopo diversi tentativi andati a vuoto Agata aveva ceduto. Il loro primo appuntamento era stato un successo. Lei era bellissima, elegantissima, magnifica. Tony a dire il vero non aveva parlato un granché, già era stata un’impresa titanica chiederle di uscire. Lei però sembrava felice, anzi, raggiante. Gli aveva raccontato del suo grande amore per la danza, dei sogni che aveva appena arrivata a Milano, di quanto soffriva nello spogliarsi di fronte a un branco di maniaci ogni sera, eccetto qualche rara eccezione, ovviamente. Lui non solo provava un’attrazione violenta per quella fata urbana, ma anche un profondo senso di responsabilità: la sua missione, il motivo per cui esisteva, era rendere Agata felice, salvarla dalla sua miseria. Non avrebbe mai avuto l’ardire di esporle questo suo sentimento, ma non ce ne fu bisogno. I loro incontri fuori dal locale si fecero sempre più frequenti e lei, con il passare del tempo, si espose sempre più, fino a quando incominciò a parlare di Tony come del suo principe, del suo salvatore. Appena lo diceva però si ritraeva, sembrava imbarazzata, non voleva diventare un peso. Dolce, dolcissimo angelo, pensava Tony, che il tuo amore è per me leggero più dell’aria.

Ormai erano in totale sintonia, Tony si era detto pronto a tutto pur di vederla felice e Agata aveva deciso di renderlo finalmente un uomo. Seduto sul letto aveva guardato Agata spogliarsi lentamente, mentre lui sentiva il desiderio bruciarlo dall’interno. La luce soffusa della camera la accarezzava, dipingendo la sua ombra sulle pareti. I pochi passi che la dividevano dal letto li aveva percorsi camminando carponi, senza togliere il suo sguardo dal volto di Tony. Si era arrampicata sul suo corpo e lo aveva fatto distendere. Tony era teso, ma non paralizzato come gli capitava quando si sentiva fuori posto, praticamente in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, no, era una tensione dinamica, era il sangue che ribolliva. Agata lo spogliò, non completamente, quel tanto che bastava, poi accompagnò Tony dentro di lei e iniziò a muoversi sopra di lui. Tony quella notte scoprì che le donne sono ciò che di più si avvicina al paradiso sulla terra.

Tony aveva trovato un angelo e ora il suo personale inferno si era trasformato nel paradiso. La luce aveva invaso il suo mondo, riusciva a parlare con la gente, gli sembrava addirittura di risultare simpatico. I colleghi avevano smesso di evitarlo, i vicini di casa gli concedevano qualche sorriso. Che straordinario cambiamento! Tutto grazie ad Agata. Povera, povera creatura: costretta a subire le angherie del suo capo, un certo Enrico Palombi. Tony non sapeva molto di lui, di certo doveva essere una persona pericolosa, violenta e pericolosa. Però, se avessero agito con attenzione e coraggio sarebbero riusciti a scappare, Agata ne era certa, e dunque anche Tony. Dopo aver fatto l’amore, lei gli confidava i suoi piani di fuga: all’inizio erano più che altro sogni, poi si erano fatti sempre più dettagliati e infine avevano progettato tutto nei minimi particolari. Tra una carezza e una fellatio, Agata aveva detto a Tony che per stare finalmente e per sempre insieme avrebbero dovuto aspettare un lunedì, nel pomeriggio si sarebbero recati al night dove Palombi aveva l’ufficio. Lì, in una cassaforte, ci doveva essere l’incasso di tutto il weekend e altro denaro proveniente dallo strozzinaggio, il lavoro extra del suo odiato principale. Si parlava di bei soldi: tra le prostitute e i prestiti ad altissimo interesse Palombi guadagnava decine di migliaia di euro ogni settimana. Senza contare che una volta, mentre Enrico trafficava in ufficio e sistemava i contanti nella cassaforte, Agata aveva intravisto dell’oro, almeno lei era certa che si trattasse di piccoli lingotti d’oro. Rubando di lunedì pomeriggio, nessuno si sarebbe accorto di nulla fino a mercoledì. Lei avrebbe detto a Enrico di stare poco bene, che per un paio di giorni preferiva rimanere a casa. Lui avrebbe fatto qualche domanda, ma era sicura di ottenere le 48 ore necessarie per mettere in atto il suo piano.

“Così saremo felici, io e te, per sempre”

Sussurrò Agata all’orecchio di Tony. Lui, il più ordinario dei contabili, lui, che non aveva mai rischiato per niente e per nessuno, lui, che si muoveva invisibile per il mondo, lui sarebbe fuggito in Sud America con una donna bellissima, con i soldi rubati a un boss della mala, per vivere per sempre di pura passione. Ormai tutto era deciso, lui aveva deciso, e allora mentre sprofondava nel profumo di Agata le disse:

“Lo facciamo la prossima settimana, domani prenoto il volo e l’albergo a città del Messico. Probabilmente dovremo aspettare qualche ora fuori città. Troverò il luogo adatto”

L’audacia con la quale aveva preso l’iniziativa lo turbò, fu come sentire parlare qualcun altro, gli sembrava impossibile avere tutta quella forza dentro. Allora guardò Agata che lo abbracciava distesa al suo fianco. Era tutto merito suo, le sarebbe stato grato per sempre.

“è fatta, la settimana prossima parto”

“Dio Agata, sono così in pena per te”

“Non ti preoccupare. Fino a mercoledì, Enrico non si accorgerà di niente. Conviene anche a te restare fuori Milano per un po’ ”

“Sei pazza? E dove dovrei andare scusa?”

“Quando capirà che sono stata io, verrà di sicuro a cercarti.”

“Allora è meglio che fino a mercoledì me ne stia tranquillo. Poi mi trasferisco per un po’ da qualche amico.”

“Ok… così è ancora meglio”

Agata e Cocci erano seduti in cucina. Lei stringeva un foulard di seta rosa e mentre parlava guardava nel vuoto di fronte a sé. Cocci dopo qualche istante di silenzio chiese:

“E il contabile, quando lo scarichi?”

“Dopo la prima notte in Messico. Mentre dorme me ne vado”

Agata sospirò e abbassò il capo. Cocci le accarezzò i capelli.

“Ti senti in colpa?”

Allora l’amica lo guardò negli occhi e disse:

“Vorrei, ma adesso sento solo una profonda, totale, sensazione di piacere.”

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Cesare Granati
Cesare Granati

Libero professionista in prova, fa dentro e fuori Milano per business. Scrive su questo blog, che vi piaccia o meno

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